Errori nei contratti: partiamo col piede giusto nel 2026

09.01.26 13:03

Clausole mancanti, modelli standard, linguaggio incomprensibile e modifiche fai-da-te: riconoscere i problemi per costruire contratti efficaci

​​​01. Quando il contratto dice troppo ​poco

Un contratto non è solo un documento da archiviare. È uno strumento di lavoro che definisce chi fa cosa, come e quando. Per essere utile, deve contenere tutte le informazioni necessarie in un giusto equilibrio. Ma spesso ci capita di vedere che:

    • l'oggetto del contratto è troppo vago. "Consulenza aziendale", "servizi di marketing", "collaborazione commerciale". Sono formule che incontriamo spesso, ma che in realtà dicono poco. Il problema non è tanto il termine generico in sé, quanto l'assenza di dettagli concreti. Cosa comprende esattamente quella consulenza? Quante ore di lavoro? Quali risultati ci si aspetta? Cosa verrà consegnato e quando?
La vaghezza nasce spesso dalla volontà di mantenersi flessibili, di non ingessare troppo il rapporto. È comprensibile, ma la flessibilità si può costruire anche con clausole chiare. Anzi, definire bene l'oggetto del contratto aiuta le parti a capire dove ci si può muovere e dove no. Riduce l'ansia di chi deve eseguire la prestazione (che sa cosa ci si aspetta) e di chi la riceve (che sa cosa può pretendere). Un contratto preciso non è rigido, è semplicemente onesto.
    • mancano le regole sui pagamenti. Scrivere l'importo è solo il primo passo. Un buon contratto spiega anche quando avviene il pagamento, con quali modalità, se ci sono acconti o rate, cosa succede in caso di ritardo.
Queste informazioni sembrano scontate, ma non lo sono. Chi lavora come freelance o gestisce un’impresa sa quanto siano importanti i termini di pagamento. Eppure molti contratti non definiscono questi aspetti, lasciando spazio a interpretazioni diverse.
Quanto siano importanti i termini di pagamento. Eppure molti contratti non definiscono questi aspetti, lasciando spazio a interpretazioni diverse. Definire le regole sui pagamenti non è diffidenza, è professionalità. Significa dire chiaramente: "Ecco come funziona, così sappiamo tutti a cosa attenerci". Questo aiuta a mantenere il rapporto professionale anche quando ci sono tensioni economiche.
    • non viene definito cosa succede in caso di ritardo o inadempimento. Parlare di cosa succede se le cose vanno male sembra una sfiducia preventiva ma è un segno di maturità. Significa riconoscere che possono esserci imprevisti, ritardi, difficoltà e che è meglio avere chiaro come affrontarli.
Cosa accade se una scadenza non viene rispettata? Se la qualità del lavoro non corrisponde a quanto concordato? Se una delle parti deve interrompere il rapporto per motivi imprevisti? Un contratto che affronta questi scenari non è pessimista, è realistico e permette di gestire le situazioni critiche senza improvvisare.
    • le responsabilità sono illimitate. Chi offre un servizio o vende un prodotto si assume delle responsabilità. È giusto così. Ma è altrettanto giusto che queste responsabilità abbiano confini ragionevoli e proporzionati al tipo di attività. Limitare le responsabilità non significa sottrarsi agli obblighi, significa definirli in modo equo e sostenibile. È una tutela per chi lavora, ma anche una chiarezza per chi commissiona il lavoro.
    • proprietà intellettuale: terra di nessuno. Chi lavora nel digitale, nella comunicazione, nella consulenza produce contenuti, strategie, analisi e spesso ci si chiede: di chi è questo materiale? Molti contratti non lo specificano, dando per scontato che ci sia un'intesa implicita. Ma le intese implicite non vanno bene perché ogni persona le interpreta a modo suo.
​​02. Le trappole del copia-​incolla

Internet è pieno di modelli di contratti gratuiti che possono sembrare una soluzione pratica ed economica. Il problema nasce quando il modello viene usato senza adattarlo, senza capirlo, senza verificarne l'adeguatezza.

    • il contratto standard non sa chi siete e non conosce la vostra attività. Un modello generico è costruito per funzionare in molte situazioni diverse, e proprio per questo non è ottimizzato per nessuna situazione specifica. Ogni attività ha le sue specificità: tempi di lavoro diversi, modalità operative particolari, aspetti critici specifici del settore. Un contratto generico può coprire gli elementi base, ma difficilmente intercetta le sfumature che fanno la differenza nel lavoro quotidiano.
Un contratto su misura parte da come lavorate davvero e costruisce tutele su quelle specificità. Non è una questione di complessità, ma di aderenza alla realtà.
    • le norme cambiano, i modelli online no. Il diritto non è statico. Ogni anno vengono approvate nuove leggi, modificate quelle esistenti, introdotti nuovi obblighi. Un modello scaricato due o tre anni fa può contenere riferimenti a norme superate o non tenere conto di novità importanti.
    • clausole che si contraddicono. Succede quando si prendono pezzi da fonti diverse: un paragrafo da un sito, una clausola da un altro modello, un'aggiunta suggerita dalla cugina. Il risultato è un contratto pieno di incoerenze. Un contratto deve essere costruito in modo organico, con una logica interna, dove le clausole dialogano tra loro, i termini vengono usati in modo preciso e coerente, le diverse parti si integrano.
    • termini tecnici usati senza cognizione. "Forza maggiore", "inadempimento grave", "risoluzione di diritto". Parole che hanno significati precisi nel diritto, ma che nei contratti fai-da-te vengono spesso usate in modo improprio creando possibili problemi.

Il valore della personalizzazione. 

Un contratto fatto su misura costa di più in termini di tempo o di investimento iniziale, ma offre vantaggi concreti. Copre le situazioni che si presentano nella specifica attività, usa un linguaggio che riflette il modo di operare, previene i problemi specifici. È uno strumento che lavora per voi, non un documento generico da adattare faticosamente ogni volta.

​​03. Linguaggio oscuro, contratto ​inefficace

Un contratto serve a comunicare. Se non comunica bene, non funziona. È un principio semplice ma spesso dimenticato. 

L'idea che un contratto debba essere necessariamente complesso e incomprensibile è uno dei pregiudizi più dannosi in ambito giuridico.

    • frasi chilometriche. Periodi lunghissimi, con subordinate dentro subordinate, incisi che interrompono il flusso logico. Alla fine della frase ci si è persi e bisogna tornare indietro per capire di cosa si stava parlando. Non c'è nessuna ragione per cui un contratto debba essere scritto così.
La chiarezza non richiede di sacrificare la precisione. Si può essere precisi e chiari allo stesso tempo usando frasi brevi, una sintassi lineare, un linguaggio diretto. Scrivere in modo chiaro richiede più fatica che copiare formule standard, ma è una fatica che si ripaga: un contratto comprensibile viene applicato meglio, genera meno controversie, crea un rapporto più trasparente tra le parti.
    • latinismi e tecnicismi evitabili. "Ex adverso", "pro quota", "de plano". Espressioni che appartengono a una tradizione giuridica antica e che, in alcuni contesti, hanno ancora senso. Ma nella maggior parte dei contratti di imprese e professionist*, possono essere sostituite con espressioni italiane altrettanto precise e molto più comprensibili.
Non si tratta di banalizzare il linguaggio giuridico, ma di renderlo accessibile. Un contratto è uno strumento concreto che deve essere compreso e applicato da chi lo ha firmato, non un’opera letteraria. Se chi firma non capisce cosa c'è scritto, il contratto fallisce nel suo scopo.
    • ambiguità che creano dubbi. "Entro tempi ragionevoli", "con modalità adeguate", "se necessario". Sono espressioni comode quando si scrive, perché lasciano margini di flessibilità. Ma sono pericolose quando si applica il contratto, perché ognuno le interpreta a modo suo.
Eliminare completamente le espressioni generiche non è sempre possibile. Ma quando si valuta di usare un termine vago, è bene accompagnarlo con indicazioni il più possibile concrete che aiutino a interpretarlo. "Tempi ragionevoli, comunque entro 30 giorni". O, meglio ancora, indicare solo un termine preciso.
    • rimandi normativi senza contesto. "Ai sensi dell'art. 1453 c.c.", "in conformità al D.Lgs. 231/2001". Per chi ha studiato diritto, sono riferimenti immediati. Per tutti gli altri, sono formule misteriose. La soluzione può essere accompagnarli con una brevissima spiegazione. "Ai sensi dell'art. 1453 c.c. (che prevede la risoluzione del contratto per inadempimento)". Bastano poche parole per rendere il testo più comprensibile anche a una persona non addetta ai lavori.
​​​​04. Modifiche e integrazioni fai-da-​te

I contratti vivono nel tempo. Cambiano le esigenze e le norme. È normale che un contratto debba essere modificato. Il problema è come lo si modifica.

    • "Ne parliamo a voce, poi mettiamo per iscritto". È una frase che si sente spesso, ed è comprensibile. Quando si lavora in modo continuativo nasce di regola un rapporto di fiducia. Accade di concordare le cose in modo informale, temendo di appesantire “con formalità burocratiche”.
Il problema è che il "poi" spesso non arriva. Ci si dimentica, ci sono altre urgenze, o semplicemente si dà per scontato che l'accordo verbale sia sufficiente. Fino a quando qualcosa va storto e ci si rende conto che ognun* ha capito cose diverse.
La soluzione è prendere l'abitudine di confermare per iscritto le modifiche importanti. Non serve un documento formale ogni volta: basta almeno un’e-mail che dica "Come concordato oggi, modifichiamo i tempi di consegna in questo modo ...".
    • modifiche che contraddicono altre parti del contratto. Modificare un contratto significa intervenire su un documento già esistente. Ogni modifica deve essere coerente con il resto.
Prima di inserire una modifica, vale la pena rileggere le parti del contratto che possono essere coinvolte. E se ci sono contraddizioni, risolverle esplicitamente: "La clausola X del contratto originale è sostituita dalla seguente...".
    • le norme cambiano, il contratto resta fermo. Un contratto firmato cinque anni fa rifletteva le norme in vigore a quel momento. Ma da allora possono essere cambiate molte cose.
La soluzione è fare periodicamente un check-up dei contratti, soprattutto quelli di lunga durata.
    • troppe versioni, nessuna certezza. È il classico problema della gestione documentale. Si fa una modifica, poi un'altra, poi un'altra ancora. Si salvano file con nomi diversi: "Contratto_v1", "Contratto_v2_finale", "Contratto_v2_finale_definitivo". Dopo un po' non si capisce più quale sia la versione valida.
La buona pratica è tenere un archivio ordinato, con le versioni datate (possibilmente con data certa) e firmate.
    • e-mail che modificano accordi senza volerlo. "Va bene, per questa volta facciamo così". Un messaggio rapido che in realtà sta modificando i termini di un contratto. Ma nessuno se ne rende conto sul momento, perché sembra solo una concessione occasionale.
La soluzione è prestare attenzione a come si comunicano le modifiche. Se è davvero un'eccezione, meglio specificarlo: "Ok per questa volta, ma restano validi i termini del contratto per le prossime occasioni". Se invece è una modifica permanente, meglio formalizzarla: "Concordiamo di modificare i tempi di consegna per le prossime forniture come segue...".
​​​​05. 
Il contratto che ​funziona          

Gli errori che abbiamo elencato sono evitabili con un approccio più consapevole e questo inizio d'anno può essere il momento giusto per impostare le cose nel modo migliore perché un buon contratto è possibile, è alla portata di imprese e professionist* e porta vantaggi competitivi concreti. 


Chiarezza, completezza, personalizzazione. Un contratto efficace è chiaro nel linguaggio, così chi lo legge capisce cosa sta firmando. È completo nei contenuti, coprendo le situazioni rilevanti senza lasciare aree scoperte. È personalizzato sulle esigenze specifiche, rispecchiando il modo di lavorare dell’attività.

Un contratto con queste caratteristiche non è solo uno strumento di tutela legale, è uno strumento di lavoro che facilita la regolare esecuzione e previene i conflitti.

 

Il nostro Check-up legale: fare il punto per il 2026. È un'analisi strutturata e pratica della situazione legale dell’attività, per identificare aree scoperte, criticità e opportunità di miglioramento. Analizziamo i vostri contratti commerciali, la documentazione privacy, i canali digitali e l'organizzazione aziendale. Vi presentiamo poi un report pratico e operativo con una mappa chiara delle aree analizzate, commenti pratici su ogni aspetto e priorità di intervento.

Il Check-up non è un elenco teorico di problemi, ma una base concreta per decidere se e dove intervenire, con priorità chiare e soluzioni attuabili.

 

Un buon contratto non è quello che impressiona con formule complicate, ma quello che funziona nella pratica. Quello che si capisce, si applica facilmente, previene i problemi invece di crearli.

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